COMUNICATO 04_Il Ghisallo, la Chiesetta, il Colle.

#laghisallo[-14]

“LA GHISALLO”
Ciclostorica d’Epoca
1° edizione
Milano Velodromo Vigorelli / Maspes – Madonna del Ghisallo
2 – 3 luglio 2016

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Guardando la Chiesetta del Ghisallo, sul lato destro, c’è una piccola finestra, coperta da una grata in ferro, rifinita da due masselli in granito.

Proprio qui immaginiamo la sentinella ultracentenaria della poesia del Colle.

Quanti passanti, quanti ciclisti sfiniti, quanti sognatori delle due ruote si saranno seduti proprio lì, con le spalle a quella piccola apertura?

E perchè proprio lì?

Ma perchè nei giorni assolati (quando il sole c’è) si respira l’aria sottile dei momenti magici dell’arrivo in vetta, ben protetti dallo sguardo silenzioso ma costante della Madonnina.

E’ a Lei che si dedica il sogno, spesso sofferto, di una salita che sfinisce con gli interminabili tornanti che salgono da Bellagio, o meglio dal Lavatoio, perchè da quel punto scatta il tempo degli 8 km e 516 metri, fino al Colle.

Ha una lunga storia la Chiesetta del Ghisallo.

Si dice e si scrive, dal 1623.

Ma è dal 13 ottobre del ‘49 che la Beata Vergine Maria del Ghisallo viene eletta a Patrona dei ciclisti.

Questa è la data che apre al mondo la fama di un simbolo venerato in ogni paese e non solo dai praticanti le due ruote.

Il Ghisallo non è solo una splendida chiesetta: è un Tempio amato dai ciclisti, culla di valori umani, legata alla fatica, all’impresa, quasi mai ad un premio.

Passare sotto lo striscione, spesso immaginario, dello scollinamento, è la vittoria più bella, personale, intima, che non si dimentica.

Coppi e Bartali sono i capofila di una squadra di grandi campioni, di ieri, di oggi, di domani, che la Chiesetta ricorda al mondo.

L’insuperabile Gianni Brera, guardando il Fausto lungo i tornanti in un Lombardia vittorioso, parla delle sue gambe “come due leve sovrumane”; di Bartali, vittorioso al Tour del’48: “le tue vittorie dividevano felicemente gli italiani”.

E a tutti e due: “Allez, facciamoci un altro gotto”.

Parliamo di Coppi e Bartali per la loro venerazione alla Madonna del Ghisallo: solo qui arrivavano in coppia, senza rancori, in vera amicizia.

Il Ghisallo parla di loro, in ogni angolo, con i loro bronzi impassibili, le loro biciclette, le loro maglie, il suo museo, e tutti i ricordi dei grandi campioni che li hanno preceduti e seguiti negli anni di questo sport più vero e più sofferto.

Il Ghisallo esalta il Grande Ciclismo quando le ruote delle campane aggrappate da secoli, su in cima a quello splendido campanile, girano forsennate al passaggio del “Lombardia” o degli “Allievi” del domani.

La Chiesetta del Colle è di tutti e per tutti.

Il Ghisallo è una poesia dello sport.

Si può ascoltarla ogni giorno, da sempre, seduti sulla panca di granito, con le spalle alla famosa finestrella, guardando le Grigne.

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